Mostra Paolo Semprucci

Paolo Semprucci
fotografie 2006 – 2009

VARIAZIONI
da un rilievo fotografico.
Il Convento di San Domenico in Pesaro.

Galleria Ca’ Pesaro 2.0
Dal 13/05 al 08/07/2017

Paolo Semprucci è nato a Pesaro, dove vive e lavora, nel 1962.
Figlio d’arte, svolge l’attività di fotografo da circa trent’anni occupandosi di fotografia di architettura e paesaggio, riproduzione e documentazione di opere d’arte, reportage industriale. Presta la propria opera a studi professionali, artisti, aziende e istituzioni pubbliche.
Dal 1999 si occupa di fotografia digitale e messa a punto a mezzo software di immagini digitali. Nel corso degli anni 2005 e 2006 partecipa, in qualità di fotografo, alla Missione Italiana a Cirene della Seconda Università di Napoli, direttore Prof.ssa Serenella Ensoli.
Dal 2010 è docente a contratto presso l’I.S.I.A. di Urbino dove dal 2012 conduce il corso di Riproduzione e Documentazione dei Beni Culturali nell’ambito del Corso Biennale di Fotografia Dei Beni Culturali.

 

Paolo Semprucci 2006-2009
Variazioni da un rilievo fotografico
Il Convento di San Domenico in Pesaro

La fotografia non è la semplice rappresentazione di un’architettura, in alcuni casi, anzi, contribuisce a indagarla criticamente, a scoprire inattese consonanze. E questo è soprattutto vero quando l’autore contribuisce a indagare visivamente la complessa successione degli ambienti.
Paolo Semprucci, quantunque il suo approccio iniziale risponda ad una precisa committenza, mette a punto un suo modello d’indagine, reinventando un modo nuovo di guardare l’articolazione spaziale dell’antico Convento di San Domenico.
Indaga a lungo lo spazio, si potrebbe quasi pensare che lo abiti, e trova il modo giusto di rappresentarlo. Nel 2009, quando ritorna nello stesso luogo, l’esigenza alla quale deve dare una risposta è diversa. Si fa strada l’ipotesi di un recupero e riuso del complesso da adibire a sede universitaria. I punti e le regole indicate dal progettista, l’architetto Guido Canali, servono per definire i modi di fotografare. Semprucci non trasgredisce queste regole, ma introduce il suo personale punto di vista. Il suo timbro ritmico consta nelle variazioni immesse all’interno del sistema delle regole. Quello che colpisce nel suo lavoro è la scelta del punto di osservazione.
L’architettura è un luogo ma è anche un territorio di passaggi, che collegano e mettono in comunicazione luoghi diversi. Il suo personale contributo alla ricerca è l’analisi dello spazio transitorio. Egli lavora sul confine instabile e concentra la sua attenzione sugli spazi intermedi. Individua paesaggi provvisori ai margini del percorso, allude quindi alla mutevole linea che separa due spazi, quello interno dove egli si posiziona con la macchina fotografica e quello inquadrato al di là della soglia.
La soglia è un luogo di transito che insiste sullo spazio periferico del paesaggio contemporaneo. Mise en abyme del motivo della soglia, caro a Gaston Bachelard, elemento esemplare dell’atto fotografico stesso. Il passaggio è un motivo dello sguardo, poiché da un luogo visibile l’autore offre un parziale accesso ad un ambito intravisto o solo immaginato. Semprucci insiste sulle discontinuità materiche o decorative e coglie i cambiamenti di luce o di colore.
Presta poi particolare attenzione al motivo dell’ombra, che taglia lo spazio dell’inquadratura, o, viceversa, alla luce abbagliante che taglia o inonda lo spazio architettonico.
Semprucci trasgredisce le regole dunque sempre restando all’interno del codice fissato. Trascrive lo spazio come campo di linee e piani incastonati l’uno dentro l’altro.
La luce che proviene da una finestra si proietta sulla parete all’interno della stanza vuota e si disegna sulle pareti modificandole in base alle caratteristiche strutturali dello spazio. È la luce che negli ambienti vuoti diventa a volte assoluta protagonista.
Un paragone si fa strada nella memoria: le fotografie in serie realizzate da Guido Guidi in spazi disabitati e abbandonati, a distanza di pochi minuti l’una dall’altra.
Porte e finestre nelle fotografie di Semprucci sono però anche segno di una riflessione sulla tradizione prospettica, sulla finestra albertiana, elemento descrittivo e simbolico insieme del contesto ambientale. La finestra ha spesso nelle sue immagini una posizione decentrata e sempre indica la rottura della dialettica tra interno ed esterno. Insinua anche lo stupore proprio del trompe l’oeil che dà la percezione di una dilatazione dello spazio.
Altre volte l’autore sposta di poco il punto di osservazione e le aperture così come gli schemi di luce contribuiscono a modificare lo stesso soggetto nel tempo. Poiché il tempo si mostra anche nella luce che colpisce i luoghi abbandonati. Sorprende dunque il tempo sotto forma di distribuzione spaziale, poiché la luce è strettamente connessa con la dimensione temporale.
Per comprendere appieno il suo lavoro fotografico è necessario capire l’accostamento delle immagini attuato nel 2017. Una scelta attentamente valutata, modulata sul sistema di aperture e chiusure, in cui si alternano rimandi interni e variazioni.
Lucia Miodini

Lucia Miodini fa parte dello staff del Centro Studi e Archivio della Comunicazione dell’Università di Parma, nel medesimo ateneo ha insegnato Storia dell’Architettura Contemporanea e Storia della Fotografia. Attualmente insegna Storia della Fotografia all’ISIA di Urbino dove co-coordina la laurea specialistica in Fotografia dei Beni culturali. Membro del Comitato Scientifico del Centro Italiano della Fotografia d’Autore (Bibbiena), del Comitato Scientifico dell’Archivio Cesare Leonardi, fa parte del Consiglio Direttivo della Società Italiana per lo Studio della Fotografia. Direttore editoriale della collana Settantacento, fa parte del Comitato scientifico della collana Contrappunti del Centro Studi Movimenti di Parma. Nel 2012 nell’ambito del 19° Trofei Internazionali della Fotografia le è assegnato il Trofeo Nazionale per la Critica. Ha pubblicato numerosi saggi e volumi monografici.


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